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60mila download nei primi 15 minuti, 10 milioni di utenti in 7 giorni, mappe e dispositivi creati ad hoc per individuare e catturare i mostriciattoli che hanno annullato il confine tra gioco e realtà.

Pokémon Go, l’app realizzata da Niantic con Nintendo e Google, è sbarcata in Italia il 15 luglio. A pochi giorni dal suo debutto negli Stati Uniti, centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo vagavano, occhi fissi sul proprio smartphone, a caccia di Pokémon lungo le strade delle più grandi città.

Nel gioco che sfrutta le nuove potenzialità della Realtà Aumentata, le piccole creature – ideate nel 1995 da Satoshi Tajiri per Nintendo – devono essere prima catturate e poi addestrate. Lo smartphone segnala la presenza di un pokémon nei dintorni, tu lo inquadri, ti avvicini e provi a prenderlo con una pokéball.

Utenti di ogni età

La maggior parte dei giocatori ha tra i 25 e i 54 anni. Pokémon e pokéstop con oggetti utili a catturare e allevare i mostriciattoli sono disseminati spesso in corrispondenza di punti di interesse: monumenti, piazze e musei come il MoMa di New York o gli Uffizi di Firenze, dove il ministero dei Beni e delle Attività Culturali ha segnalato con un tweet l’avvistamento di uno Charmander.

Oltre il gioco

Mentre la febbre da Pokémon si diffonde in ogni angolo del pianeta, nascono app collegate, mappe che indicano per ciascuna città la posizione dei pokémon più ricercati, e dispositivi indossabili (di questi giorni l’uscita sul mercato del bracciale Go Plus) che permettono di giocare senza tenere perennemente il telefono in mano.

Intanto sempre più hotel, ristoranti e locali commerciali chiedono di essere inseriti nella mappa dei pokéstop. Avere a disposizione creature ed oggetti utili da raccogliere tra una portata e l’altra, infatti, sembra influire sulle valutazioni dei clienti, pronti a commentare negativamente sui portali di viaggio più in voga la mancata presenza di pokémon all’interno del locale. Tra non molto, potremmo aspettarci di avvistare delle pokéball in cima alle recensioni. Pesanti quanto, o più, delle vecchie care stelle.

Carola Tangari

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