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La sharing economy continua a crescere in Italia e nel mondo.

Per coloro che non hanno una buona padronanza del termine, il concetto di economia collaborativa si basa su di un insieme di pratiche di scambio e condivisione, siano questi beni materiali, servizi o conoscenze. È un modello che vuole proporsi come alternativo al consumismo classico riducendo così l’impatto che quest’ultimo provoca sull’ambiente.

In Italia nel 2015 il giro d’affari derivanti dalla sharing economy è stato pari a oltre 3,5 miliardi, valore che è destinato a crescere secondo gli esperti, e che si potrebbe attestare nel giro di pochi anni, tra una forbice che va dai 14 ai 25 miliardi di euro.

SETTORI E UTILIZZATORI

Dai trasporti alla ristorazione, dai servizi immobiliari a quelli professionali, fino alle attività finanziarie e assicurative, la sharing economy si è ramificata e sfugge spesso a puntuali misurazioni. La Commissione europea nel rapporto del 2 giugno scorso, definisce la sharing economy come l’uso di tecnologie digitali per l’applicazione di modelli di business basati sul noleggio di beni e servizi, allo scopo di ridurne l’uso inefficiente o il sotto-utilizzo. Escludendo, dunque, il mercato dell’usato e gli scambi non contabilizzati.

Gli utilizzatori del servizio comprendono tutte le fasce di età, ed è sempre più frequente l’utilizzo di queste pratiche in ottica di creare modelli basati sull’economia solidale, con uno sguardo a principi sacri  e immutabili come la fraternità e l’uguaglianza fra le persone di ogni sesso, religione o orientamento politico.

REGOLAMENTAZIONE

L’unico freno a questa corsa potrebbe venire dalle autorità di governo e dalle istituzionali sovranazionali, chiamati a regolamentare l’ampio utilizzo di questa pratica. L’ottica è sempre quella di creare valore e nuovi posti di lavoro, anche favorendo l’inserimento di soggetti non più attivi. La soluzione sarà nel trovare un giusto punto di unione di inerenti, tra i diversi attori in gioco e le principali autorità che si dovranno occupare delle giste forme di regolamentazione.

Gabriele Ferrieri

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