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Il digitale, seppur fatto di numeri, informazioni, dati che sfuggono al contatto materiale, può avere un impatto reale sulla società. L’informazione che scorre in Internet può essere utilizzata per mettere in contatto persone in tutto il mondo, abbattendo confini e distanze, promuovendo idee e supportando lo sviluppo di veri e proprio progetti. Il digitale, insomma, può diventare un vero strumento al servizio del sociale.

E’ proprio questo il presupposto da cui inizia la storia di Open BioMedicalInitiative, organizzazione non profit nata in Italia nel 2014 da un’idea di Bruno Lenzi e dei successivi cofondatori ed impegnata a realizzare progetti per la salute e il benessere delle persone in chiave open source, economicamente accessibili e realizzabili mediante la stampa 3D. L’obiettivo dell’iniziativa è, infatti, quello di connotare il modo in cui aiutiamo il prossimo con elementi innovativi, basati sulle nuove tecnologie e sui modelli di collaborazione che possono scaturirne. Accompagnata da numerosi partner tra cui Città della Scienza a Napoli e aziende di stampa 3D quali 3DPRN e Kentstrapper, l’iniziativa conta ormai quasi un centinaio di volontari in Italia e nel mondo.

Una community a 360 gradi

Open BioMedicalInitiativeè prima di tutto una community fatta di volontari che da ogni luogo hanno deciso di contribuire con le loro competenze e passione. Vi sono ingegneri, biologi, medici, esperti in comunicazione e marketing, avvocati ed economisti. Tutti uniti per perseguire la missione dell’iniziativa. Grazie alla rete non c’è bisogno di avere una sede o degli uffici (Open BioMedicalInitiative non ne ha), l’ambiente operativo diventa principalmente il computer in tutte le sue forme che permette di scambiare, confrontare e migliorare idee da remoto, abbattendo costi e tempi della collaborazione tra persone.

Grazie alla stampa 3D si aggiunge un ulteriore fondamentale tassello. Un progetto stampato in 3D nasce prima di tutto come file digitale, quindi come modello 3D liberamente modificabile e condivisibile tra i volontari con un semplice click. Zero costi di prototipazione, zero costi di trasporto. Basta una mail per inviare il file dovunque nel mondo in pochi secondi. Una rivoluzione che passa sotto il nome di delocalizzazione e manifattura digitale e che offre una flessibilità completamente nuova nel lavoro svolto dalle persone.

I progetti dei Open BioMedicalInitiative

Seguendo questo approccio, la crescente community dell’iniziativa ha realizzato finora 3 progetti: WIL, la mano artificiale interamente stampata in 3D; FABLE, la mano robotica stampata in 3D; BOB, la prima incubatrice interamente stampabile in 3D (candidata al Rome Prize alla recente Maker Faire Rome). Tutti e 3 i progetti non sono da intendersi come prodotti commerciali, ma come frutto del lavoro dei volontari e liberamente messi a disposizione online per chiunque voglia usufruirne e migliorarne il concept iniziale.

In tutti i casi essi rappresentano un’alternativa lì dove non vi è alcuna scelta. Parliamo dei Paesi Emergenti, dove la povertà e le condizioni sociali e politiche si accompagnano a condizioni estreme in cui è negata l’assistenza medica e il supporto di base. Lì, un progetto simile può fare la differenza, tra il nulla e il riprendersi una parte della propria vita, della propria indipendenza e delle proprie attività. Per una persona significa tornare a far parte attivamente della società, a valorizzare realmente la propria vita, con le sue competenze e passioni.

Open BioMedicalInitiative rappresenta perciò un percorso nato da persone e che nelle persone trova la sua meta finale. Percorso a cui tutti possono prendere parte grazie al digitale divenuto ormai elemento imprescindibile della nostra vita quotidiana.

Valentino Megale

 

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