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Si chiama Pulsepod, ha la forma di un frisbee e funziona ad energia solare. Il suo obiettivo? Rendere l’agricoltura prevedibile. Nel poco spazio che occupa racchiude numerosi sensori quali uno spettrometro a sei bande ed un radiometro, permettendo di monitorare i parametri climatici e prevedere tempi e livelli di precipitazioni. Il dispositivo si collega infatti ad un cloud online che permette di elaborare i dati e offrire una stima delle condizioni meteorologiche locali.

Oltre alle precipitazioni, Pulsepod tiene conto anche della crescita delle coltivazioni, la loro domanda d’acqua, i livelli di luce e ovviamente la temperatura. In questo modo gli agricoltori possono ottimizzare le loro attività, migliorando la qualità del raccolto anche in zone svantaggiate come nei Paesi Emergenti.

Arable Labs: dai campi di mais in Africa ai Big Data

L’idea è stata presentata a Princeton da una startup del New Jersey chiamata Arable Labs Inc. Dietro al suo design, Fred Bould, creativo con alle spalle già progetti come il termostato intelligente di Google, Nest. I primi prototipi sono stati sviluppati dal CEO, Adam Wolf, e dai suoi collaboratori partendo dalle ricerche svolte principalmente in Africa, durante gli sforzi orientati a controllare la crescita del mais in Kenya e Zambia.

Il lavoro svolto dai contadini si scontra sempre con il fattore climatico. Oggi più che mai il clima è una variabile che segue ritmi meno prevedibili del passato, almeno relativamente alle tempistiche diventate abitudine per le popolazioni locali durante le generazioni passate. Offrire uno strumento capace di far tesoro dei Big Data meteorologici disponibili in rete e in tempo reale, significa dare un mezzo concreto e innovativo per adattare l’agricoltura al nostro pianeta del XXI secolo.

Non solo agricoltura 2.0

Ma tra i partner di cui Arable Labs sta raccogliendo il consenso non vi sono solo le aziende agricole dei Paesi Emergenti. Valley Irrigation, Yara International, Francis Ford Coppola Winery, Treasury Wines Estates: tutte aziende di spicco impegnate nel commercio di prodotti agricoli che vedono in Pulsepod un’opportunità per digitalizzare il settore, pianificandone la resa e puntando a risultati d’eccellenza per i propri clienti.

Pulsepod in futuro potrebbe persino oltrepassare l’ambito agricolo per essere impiegato in contesto urbano al fine di controllare il livello delle acque, anticipando inondazioni e relative problematiche logistiche. Nel nostro futuro, il clima non sarà più un appunto a fine telegiornale, ma una sfida concreta che influenzerà una parte consistente della vita di ogni paese. Da un lato, siamo in tempo per limitare il più possibile l’effetto umano su di esso, dall’altra abbiamo la possibilità di sviluppare le tecnologie adatte a contenere lo spreco di risorse e migliorarne la qualità. La Green Economy non può che diventare la nostra comune Future Economy.

Valentino Megale

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