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Abbey Road. Questo nome, pressoché sconosciuto alle nuove generazioni, permane indelebile e rievocativo per tutte le persone cresciute con il mito dei favolosi Beatles.

Il 12 novembre hanno compiuto 80 anni gli studi, le sale di registrazione che hanno dato i natali al famoso gruppo dei quattro ragazzi di Liverpool che, con la loro musica e la loro personalità sono divenuti icone della musica passata e presente.

Inaugurati nel 1931 da Sir Edward Elgar, musicista, dal 1929, gli Studios londinesi sono di proprietà della EMI, e cambiano nome in Abbey Road Studios a partire dal 1970. Inizialmente si componevano di tre studi di registrazione a cui si aggiunsero la console Penthouse (1980), per i mixing e le colonne sonore, e in tempi recenti due studi mobili.

Fu lo Studio 2 a divenire il centro della musica rock internazionale quando nel 1957 Cliff Richard and The Drifters registrarono lì Move It, uno dei primi singoli Rock ‘n’ roll della storia della musica europea. Nelle sale 1 e 2, dove hanno registrato oltre ai Beatles anche i Pink Floyd (fra quelle mura sono nati album come “Wish you were here” e “Dark side of the Moon“), da Ennio Morricone a Freddie Mercury e poi i Police, gli U2, gli Iron Maiden i Deep Purple… E ancora gli Oasis, i Muse, i Radiohead e molti altri.

Oggi, si succedono i vincitori del concorso, tutti rigorosamente musicisti sconosciuti e senza un contratto con nessuna etichetta, indetto per festeggiare il compleanno di Abbey Road, da poco assorbita dalla Universal Music Group, che ha tenuto a precisare “di mantenere intatto il valore e la salvaguardia dalla chiusura”. Nel 2010 infatti, l’edificio, è stato proclamato “monumento nazionale”. A partire dagli anni ottanta la struttura, avvalendosi dell’ultimo piano del palazzo, ha reso possibile l’incisione di colonne sonore di film come: Riders of the Storm, la trilogia di Guerre Stellari di George Lucas, Camera con vista, la trilogia del Signore degli Anelli, il film culto Brazil di T. Gilliam, Braveheart e Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick.

Non solo la storia che hanno prodotto e tramandato questi Studios, ma anche gli aneddoti, le leggende metropolitane e i numerosi episodi accaduti all’interno di Abbey Road, rendono questo stabile, prettamente in stile georgiano, una meta per appassionati desiderosi di curiosare e guardare da vicino un pezzo della storia musicale.

Nel 1962, quando per la prima volta i Beatles varcarono la porta di Abbey Road per incidere il loro primo disco (allora per incidere si usava la cellulosa e se non andava bene si doveva ricominciare da capo), rimasero basiti poiché pensarono di trovarsi all’interno di un ospedale visto che i tecnici, come da regolamento, dovevano essere tutti vestiti con dei camici bianchi; nello studio due (dove era solita incidere la band) un tecnico aveva lasciato uno strumento (ritrovato tecnico americano per il raddoppio artificiale della voce) la sera, per ritrovarlo la mattina completamente smontato da John Lennon, il quale lo aveva sapientemente scomposto e riordinato in ordine di grandezza di pezzi; nel 1969 gli stessi Beatles incisero il singolo “Abbey Road”, per non parlare della foto della copertina resa famosa dalle strisce pedonali attraversate dai ragazzi lungo il viale dove si trovano gli Studios. Il fotografo Iain McMillan l’8 agosto 1969, in bilico su una scala in mezzo alla strada, immortalò i Beatles che andavano avanti e indietro lungo le strisce bianche. Lo scatto fotografico realizzato diede adito a fantasie, supposizioni e ipotesi che ancora oggi, a distanza di anni, continuano ad essere alimentate o sostenute. Nella foto i quattro sono ben allineati e dal modo di camminare sembra che stessero andando via dagli studios che si trovano sulla sinistra della foto. Una premonizione della fine del connubio con la Emi e lo scioglimento della band? Inoltre diverse supposizioni hanno alimentato la leggenda della morte di Paul McCartney: in testa al gruppo c’è John Lennon, vestito di bianco, che dovrebbe rappresentare il gran sacerdote, a seguire Ringo Starr completamente vestito di nero, il portatore della bara; Paul, terzo a seguire nella fila, è la salma, l’unico scalzo ad attraversare la strada (nel Regno Unito i morti vengono sepolti scalzi), e fuori passo; e in ultimo George Harrison vestito tutto in jeans è colui che scaverà la fossa; la targa LMW 281F del maggiolino parcheggiato sulla sinistra indicherebbe “Linda McCartney Widow” (Linda McCartney vedova) oppure “Linda McCartney Weeps” (Linda McCartney piange) e che Paul avrebbe avuto 28 anni se fosse stato ancora vivo; Paul, mancino, tiene una sigaretta nella mano destra .Sul lato opposto un grosso furgone nero parcheggiato ricorda un “Black Maria”, di quelli utilizzati dalla Polizia mortuaria negli incidenti stradali. Un corteo funebre.

Vero o non vero, tutta la storia chiamata P-I-D (Paul Is Dead), frutto delle teorie complottiste che darebbero Paul per morto e sostituito da un sosia, contribuisce da anni ad alimentare il mito dei Beatles.  Abbey Road è diventato un tempio, quasi un luogo di culto, chiunque arrivi a Londra vuole farvi tappa, vuole incidere (nel vero senso della parola) la sua presenza e la sua testimonianza davanti a un colosso storico e famoso, che dopo cinquanta anni non smette di essere impresso nella memoria delle persone di tutto il mondo.

Sui muri che circondano gli studi vengono lasciati messaggi dai turisti in ricordo dei grandi che vi hanno registrato (o che continuano a incidere lì). Periodicamente i muri vengono riverniciati per lasciare spazio ad altri nuovi messaggi. Il nuovo luogo cult turistico di Londra si trova nel distretto amministrativo di Camden e di Westminster, nel quartiere tra St John’s Wood e Kilburn. Essendosi trasformati in un’attrazione mondiale, gli Abbey Road Studios hanno aperto le loro porte per visite e appuntamenti e come già detto precedentemente, in occasione dell’ottantesimo compleanno, hanno messo a disposizione la loro esperienza e il loro bagaglio musicale a favore di giovani talenti sconosciuti, affinché possano emergere ed avere successo con la firma Abbey Road.  Esperimento che porteranno avanti come novità per rilanciare l’etichetta e proseguire il lungo cammino di prestigio che dura da ottant’anni.

Buon compleanno, dunque, che questo patrimonio musicale e culturale possa crescere negli anni, confermandosi e rimanendo sempre unico ma fedele alle tradizioni con le quali è cresciuto.

R.L.

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