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Sharing economy o economia della condivisione: un’economia “generata dall’allocazione ottimizzata e condivisa delle risorse di spazio, tempo, beni e servizi tramite piattaforme digitali” i cui gestori “agiscono da abilitatori mettendo in contatto gli utenti e possono offrire servizi di valore aggiunto”; inoltre “tra gestori e utenti non sussiste alcun rapporto di lavoro subordinato”.

Nel 2016, le piattaforme italiane legate a una qualsiasi forma di condivisione (comprese le multinazionali con sede in Italia) sono arrivate a 138, mentre quelle di crowdfunding sono 68, per un totale di ben 206 soggetti.

A rilevarlo sono due interessanti ricerche congiunte presentate a Milano in occasione di Sharitaly 2016: si tratta del 3° Rapporto annuale della mappatura piattaforme collaborative e del 4° Report sulle piattaforme di crowdfunding, a cura di Marta Mainieri (Collaboriamo) e Ivana Pais (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano).

NUMERI DELLA SHARING ECONOMY IN ITALIA

In totale ci sono 206 piattaforme attive, legate alle diverse attività condivise e al fenomeno del crowdfunding.

Maggior incremento dell’economia collaborativa italiana sono in particolare i trasporti, che rappresentano il 18% delle piattaforme analizzate, i servizi alle persone (16,6%), servizi alle imprese (8,7%), la cultura (9,4%), mentre rimane sostanzialmente invariato turismo (12%).

Nonostante l’incremento dell’offerta, la domanda ha ancora molti margini di crescita. Il 51% delle piattaforme di sharing ha un numero di utenti inferiore a 5mila. In compenso l’11% ne registra però oltre 100mila, un numero che inizia a permettere alle piattaforme di innescare circoli virtuosi. Lo stesso vale per le piattaforme di crowdfunding: il 49% ha un numero di donatori inferiore a 500 mentre il 9% supera i 50mila.

Sarà un 2017 ricco di novità, in attesa della legge sulla sharing economy e sulle strategie degli operatori del settore, pronti a raggiungere nuove vette sul mercato e ad espandere i numeri delle loro community.

 

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