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Quanti attributi sono stati collegati alla nostra bella città? Caput Mundi, Roma Capoccia ma, prima di tutto, Eterna, come la nominò l’Imperatore Adriano ammirando la sua magnificenza e profetizzando che sarebbe stata un passo avanti dell’umanità e avrebbe vissuto in eterno attraverso generazioni, strade, lingua e cultura. E non sbagliò affatto.

A distanza di secoli la Roma di quasi tremila anni di storia è sempre statuaria ed eretta al suo posto, distrutta, ricostruita, sommersa, abbellita, restaurata e risorta. Risorta dal sottosuolo con misteri e scoperte. E finalmente i romani, e non solo loro, hanno preso coscienza e stabilito di aprire al mondo, un altro spaccato della storia capitolina: i sotterranei.

Riportato alla luce quasi per caso, rimodernando il vecchio cinema Trevi presso la storica Fontana, icona della città papalina, emerge un capolavoro ingegneristico costruito quasi duemila anni fa, dagli antichi romani: l’Acquedotto Vergine e accanto ad esso è stato rinvenuto un intero complesso di edifici dell’epoca Neroniana. Sicuramente un tesoro inestimabile di storia messo a disposizione per essere rivelato e descritto.

Nell’area archeologica chiamata “Vicus Caprarius” sorgono le strutture di una Domus d’epoca imperiale, l’Acquedotto e alcuni reperti interessanti, come per esempio il volto di Alessandro Helios (ultimo sovrano egizio del periodo tolemaico, fratello gemello di Cleopatra Selene del quale sappiamo la data di nascita ma non quella di morte che presumibilmente cade tra il 29 e il 25 a.C. a Roma), che trasporteranno il visitatore indietro nel tempo, permettendogli di toccare con mano la grandezza e la straordinaria bellezza delle strutture architettoniche di quel tempo.

L’apertura al pubblico dal martedì al venerdì dalle ore 11.00 alle ore 17.30 e il sabato e la domenica dalle ore 11.00 alle ore 19.00, trascinerà lo spettatore da Vicolo del Puttarello (nelle zone limitrofe a Fontana di Trevi), verso questo inaspettato viaggio nel passato.

La campagna di scavi e le ricerche condotte a seguito del ritrovamento, sono state seguite dalla “Soprintendenza Archeologica di Roma” con la Direzione Scientifica di Claudio Moccheggiani Carpano, come lo stesso sito archeologico, a questa scoperta dedicato, conferma. La superficie complessiva è all’incirca di 350 mq con una profondità di 9 metri. Parliamo nello specifico di un “insulae“ (caseggiato) diviso in due edifici indipendenti, trasformato in seguito (IV secolo) in una “domus” (residenza signorile).

Il nome “Vicus Caprarius” è stato messo in relazione alla probabile presenza di una “aedicula capraria” ( “aedicula” dal latino “aedes” cioè tempio), luogo di culto dedicato a “Iuno Caprotina” (divinità tutelare della “Palus Caprae”, una palude attestata nel Campo Marzio, alle pendici del Quirinale). Ma l’elemento sicuramente più caratteristico e curioso, di sicura attrattiva è l’acqua che scorre lungo il sottosuolo e filtra attraverso le antiche murature. Suggestivo e affascinante. Dopo l’anno 123 d.C. una parte dell’edificio venne trasformato in un grande serbatoio d’acqua riconducibile all’acquedotto Vergine. Al complesso sopradescritto si sovrappone un insediamento medievale, datato tra il XII e il XIII secolo. Questa scoperta si somma alle innumerevoli testimonianze italiche che hanno fondato le radici della nostra civiltà. Ciò che colpisce, appena ti introduci nella suggestiva atmosfera romana, è l’eccezionale capacità ingegneristica e la straordinaria abilità di trasformare le naturali caratteristiche del sottosuolo a beneficio della comunità.

Attirati dalla magnificenza di monumenti quali il Colosseo, i Fori Imperiali, le Chiese, che abbelliscono la Città e attraggono ogni anno migliaia di turisti da tutto il mondo, ci dimentichiamo che molti ancora si pongono domande che hanno alimentato leggende e aneddoti: cosa c’è sotto Roma? La risposta non è così ovvia e banale come: “nulla” oppure “caverne” o “acqua”, ma diverse e preziose pagine di storia.

Gli itinerari

Il lago sotto l’Ospedale Forlanini, scoperto a seguito di lavori eseguiti nell’anno 1930. Il tufo per la costruzione degli edifici venne estratto da una cava naturale che provocò la scoperta di un enorme ambiente sotterraneo di 7000 metri; la leggenda racconta che il lago fosse collegato direttamente al Tevere. Scendendo nei sotterranei del Colosseo (partenza da Piazza del Colosseo), possiamo osservare il passaggio dove si muovevano gli schiavi, dove venivano portate (condotte) le belve e dove sostavano i gladiatori preparandosi alla lotta prima di salire sull’arena; da non perdere.

Alcuni stabili, come palazzo Valentini, custodiscono veri e propri tesori. Con un’area di 500 metri quadrati le domus, sotto il palazzo (partenza da Via 4 novembre, 119), custodiscono una zona termale privata con vasche d’acqua calda e fredda, una domus di magistrati e senatori del III secolo D.C.; i cimiteri, come quello di Santa Maria Orazione e Morte (partenza Via Giulia, 2262 davanti alla chiesa), un ossario, accessibile tramite la sagrestia della chiesa, con i teschi dei defunti di morte accidentale. Sul teschio è scritto il motivo del decesso e la data del ritrovamento; la maggior parte sono cadaveri di povera gente che moriva senza essere seppellita, rosa e mangiata dagli animali; templi, terme, strade e piazze come i sotterranei di Piazza Navona (partenza da Piazza Tor Sanguigna) dove è possibile ammirare gli antichi resti dello stadio di Domiziano, struttura dedicata alle gare di atletica nell’antica Roma; tutte queste meraviglie venivano costruite con materiali ricavati dalle cave della città, sfruttando totalmente il sottosuolo.

I sotterranei di Castel Sant’Angelo – dove troviamo una cisterna, composta da tre vasche comunicanti: l’acqua passava da una vasca all’altra attraverso filtri di depurazione (l’acqua utilizzata era quella del Tevere) – concludo la nostra visita virtuale, lasciando il resto alla vostra curiosità.

Con il passare dei secoli, un innalzamento della città, dovuto a terremoti, alluvioni, incendi e inondazioni del Tevere, metro dopo metro, ha modificato l’originario assetto di Roma facendola sprofondare, fino a far scoprire nel tempo un vero e proprio patrimonio storico ora nel sottosuolo. Sicuramente la maggior parte dei romani e delle persone ignora l’esistenza di una città parallela sotterranea. Ma per fortuna, grazie ad alcune Associazioni, all’esplorazione e alla passione di alcuni speleologi, oggi possiamo visitare e conoscere alcuni luoghi sotterranei, già ampiamente documentati, come per esempio le Catacombe, la Cloaca Maxima, il più antico collettore fognario funzionante di Roma, le Terme di Agrippa, il tratto terminale della via Flaminia che si trova sotto Via del Corso, l’Acquedotto Vergine voluto da Agrippa nel 19 a.C. ancora funzionante (era lungo venti km, di cui diciotto sotterranei).

Ad oggi l’acquedotto nutre la Fontana di Trevi, la Barcaccia a Piazza di Spagna e quella dei Fiumi a Piazza Navona. Durante i secoli alcune ramificazioni dell’acquedotto si sono svuotate e trasformate in cunicoli, interessanti e visitabili. Unico degli undici acquedotti che portavano l’acqua a Roma, termina il suo percorso all’altezza di Villa Medici: in passato arrivava fino al Pantheon.

La panoramica di avvenimenti a cui partecipare è ricca e interessante non solo per le persone adulte ma anche per i ragazzi che hanno la fortuna di esplorare tutte le meraviglie storiche di cui abitualmente leggono sui libri scolastici. Ma con una marcia in più: la suggestione delle “leggende metropolitane” che avvolgono ognuno dei monumenti capitolini che andranno ad osservare.

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