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La realtà aumentata, o Augmented Reality, è una definizione nata per esporre un concetto semplice quanto assurdo: cosa vedremmo se potessimo sovrapporre la nostra immaginazione al mondo reale? Il nostro modo di interagire con essa cambierebbe?
Vista in quest’ottica, sembrerebbe più l’effetto di un trip allucinogeno, ma i progressi tecnologici negli ultimi 5 anni sono stati tali da renderlo possibile.

Già oggi infatti, i processori e le schede grafiche nei nostri smartphone sono in grado di calcolare immagini tridimensionali fotorealistiche in tempo reale, in pratica quello che accadeva poco tempo fa in un comune videogioco da pc o console.

Ma la realtà aumentata non può essere definita tale solo perché “appare” reale alla vista e in effetti il concetto stesso di realtà vuole che essa sia innanzitutto sperimentabile.
Ma anche in questo caso, conosciamo bene ormai la qualità e l’efficienza dei Monitor, fotocamere e sensori nei dispositivi che tutti abbiamo in tasca. Tecnologicamente parlando quindi, la realtà aumentata diventa possibile attraverso una particolare uso combinato di queste componenti.

Immaginiamo di muoverci nella nostra realtà tangibile, quella vera, e di sovrapporvi informazioni, presenti nello stesso spazio tridimensionale, ma virtuali. In pratica avremmo un mondo parallelo ma allo stesso tempo sovrapposto appunto a quello reale, che assume così un significato diverso.

Una realtà oltre-device

Il concetto di interazione cambia completamente: con l’AR possiamo interagire con i contenuti virtuali nell’atto stesso di interagire con la realtà vera, da qui il termine Realtà Aumentata. Anche in questo caso le possibilità creative sono infinite e sono realizzabili grazie ad un cluster di tecnologie hardware e software.

Gli smartphone infatti, hanno sì il giusto potenziale tecnologico, ma nel tenerli in mano succede che perdiamo il contatto con il contesto intorno, o più semplicemente ci resta difficile interagire con qualcosa se abbiamo le mani occupate dal telefono.
Ecco perché negli ultimi due anni si è notato un percorso evolutivo di questi device, in concomitanza con lo sviluppo di un’altra tecnologia digitale, molto simile ma in effetti opposta, la realtà virtuale o Virtual Reality.

La VR sta spingendo sviluppatori e produttori a concepire lo smartphone come un ibrido tra dispositivo manuale e un occhiale. In questo modo si ottengono due vantaggi: la realtà simulata diviene immersiva, in quanto la visuale risulta completamente assorbita dalle immagini provenienti dal monitor, mentre le mani appunto si liberano, e in questo la simulazione diviene pienamente interattiva dato che l’utente non deve più cliccare su di un monitor, ma tocca, ruota, sposta contenuti virtuali che vede inseriti nella realtà.

L’AR può essere considerato uno strumento molto potente soprattutto se messo in correlazione con l’Internet of Things (o I.O.T, o Internet delle cose). L’idea alla base è che a diverse scale, un oggetto, una casa, una città o il mondo intero possono diventare “SMART”. Possiamo cioè interrogare le cose, riceverne un feedback o richiedere ad esse delle azioni domotiche.

L’AR in questo caso ha il ruolo di poter donare ad ogni oggetto un’interfaccia, possiamo cioè vedere questo flusso di informazioni e interagire con la realtà tramite meta-oggetti virtuali, aumentando non solo le informazioni che possiamo avere dall’ambiente, ma migliorando l’Experience di queste informazioni.

In questo senso vi è un ampio panorama di applicazioni d’uso possibili: Il gaming ovviamente, ma anche la progettazione ingegneristica, architettonica o creativa; il medicale e la formazione tecnica in ambito lavorativo o scolastico; l’esposizione museale ed archeologica; il turismo; eventi di interesse storico – culturale fino al marketing.

Ma quali sono i migliori dispositivi che si possono trovare sul mercato oggi per sperimentare in AR? Come soluzione hi-end troviamo gli Hololens, dei veri e propri occhiali digitali progettati ad hoc da Microsoft per dare la più potente esperienza possibile di realtà aumentata. Estremamente performanti, sono già in commercio (non ancora in Italia) con un costo che si aggira intorno ai 3.000 euro ma non risultano per questo essere ancora appetibili al mercato di massa. Microsoft ha però ammesso di stare pazientemente attendendo il momento giusto, poiché una tecnologia innovativa non può attecchire nella società se essa non è pronta a recepire il media che essa porta con sé e in effetti la realtà aumentata viene definita un oltre-device, un modo di intendere cioè un passaggio di informazioni che non ha più un dispositivo come tramite, bensì il mondo diviene il nostro device, e questo potrebbe letteralmente produrre una rivoluzione culturale.

Ma l’AR potrebbe avere il suo exploit già durante questo 2017 grazie alla tecnologia Tango di Google, un hardware standalone integrabile nella produzione di smartphones e dispositivi mobile terzi.
Tango è stato lanciato nell’estate 2016 all’interno di un primo smartphone di alta fascia, il Lenovo Phab2 PRO, seguito da ASUS Zenfone AR, presentato proprio all’ultimo CES. I due modelli viaggiano tra i 700 e i 1200 euro, un costo alto ma decisamente più giusto per permettere al mercato di partire.

Google si sta ora concentrando molto su collaborazioni industriali con vari brand internazionali, per dimostrare in fase di lancio la validità del suo hardware AR.
Ad esempio, in un primo caso, Big G ha collaborato con GAP, la multinazionale dell’abbigliamento, per mostrare come con Tango l’ambiente intorno possa trasformarsi in un vero e proprio camerino virtuale: gli abiti vengono visualizzati in 3D a grandezza naturale, possono essere scelti o configurati e infine acquistati.
Tale “esperimento” pone le basi a vere proprie strategie di marketing basate sull’e-commerce, proponendo le basi per un’evoluzione del mercato stesso.

In un secondo caso, l’iniziativa viene presa nel mondo dell’automotive. BMW, in collaborazione con Accenture, ha creato un “catalogo” aumentato per le sue nuove auto elettriche i3 e i8, rendendole visualizzabili in 3D in scala 1:1 e completamente configurabili, anche qui al fine di promuovere un ordine da parte del cliente. Il colosso tedesco ha puntato a creare così un esempio di come si possa portare lo store più vicino al cliente, mantenendo le dinamiche di esplorazione tipiche di uno store fisico.

Infine la collaborazione con Detroit Institute of Arts mostra come grazie a Tango, un museo possa essere reso completamente interattivo, simulando addirittura una visita a raggi x.

Il futuro: la Mixed Reality

Come si accennava precedentemente, il VR e l’AR sono due tecnologie che nascono molto simili, ma determinano di fatto i due opposti in cui la percezione di un utente si può spingere nella comprensione di contenuti virtuali.

Ma studiando le interazioni che si possono produrre, si sta iniziando a teorizzare un punto d’incontro tra esse, una vera e propria convergenza, che prenderà il nome di mixed reality (termine coniato da Hololens durante il suo sviluppo). Nello specifico, considerando la realtà virtuale come un ambiente al 100% immersivo e distaccato dal contesto reale, un 90%, 50% o 30% corrisponderebbero ad una realtà aumentata, dove si incominciano a vedere insieme sia contenuti dell’ambiente virtuale che quelli del mondo reale. Le due forme di realtà simulata in pratica sarebbero fuse, ma deciderebbe l’utente quanto a seconda di quello che vuole vedere.

In sintesi, la realtà aumentata promette di esprimere un potenziale enorme, poiché non solo in grado di rendere in maniera estremamente naturale ed istintiva l’interazione con i contenuti di app avanzate, ma in grado anche di raccontare l’ambiente che circonda l’utente e quindi di approfondire il rapporto con esso. In questo modo le persone partecipano attivamente in quanto coinvolte direttamente sotto il profilo emotivo.

Araundu – Creainnovacomunica

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