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Virality è il primo servizio italiano di crowdfluencing marketing. E’ entrato di recente nell’incubatore bolognese di startup Gellify, e si prepara a diventare una realtà consistente nel mondo dell’influencer marketing.

Virality permette al tuo brand di essere venduto (per davvero!) da persone, e non da celebrità.

Sei un influencer? Sei un’azienda?

Virality, attraverso un sistema automatizzato di intelligenza artificiale, seleziona per te un ampio gruppo di micro-influencer. Questi hanno di sicuro un seguito minore rispetto alle grandi star dei social media, ma aggregati possiedono una capacità comunicativa più coinvolgente di poche grandi celebrities.

Lo dimostra un’analisi effettuata dalla stessa startup. Dai dati Instagram, il social media di riferimento del servizio, è emerso che la capacità media di engagement diminuisce da 3,4% (segmento relativo ai “micro-influencer”) a 2,9% (“celebrities”). Il tasso di coinvolgimento degli influencer più piccoli si è così rivelato maggiore del 17% rispetto ai grandi.

Come funziona Virality?

Attraverso un sistema automatizzato di intermediazione tra influencer e brand.

  • Una dashboard innovativa permette di monitorare la crescita del tuo account e capire realmente chi è tuo follower.
  • Virality individua poi ogni utente in target, così da creare campagne di influencer marketing più efficaci possibile.
  • In ogni momento potrai monitorare le performance e gestire le campagne in modo automatico.

Chi c’è dietro Virality

Il fondatore è Gianluca Bernardi, imprenditore digitale e influencer su Instagram. Al suo fianco hanno lavorato Leonardo Petrini, Fabio Benedetti e Biagio Chirico, Data Scientists e Software Developers con esperienze nel team di ricerca del Gruppo Unipol.

La startup si inserisce in un mercato, quello dell’influencer marketing, che al momento vale oltre 1 miliardo e mezzo di dollari ed è in costante crescita. Il servizio esemplifica alla perfezione la teoria della “disruptive innovation” elaborata da Clayton M. Christensen negli anni ’90.

Le innovazioni disruptive, secondo Christensen, presentano funzionalità considerate poco interessanti dai clienti attuali ma al tempo stesso riscuotono buon successo e si diffondono con una velocità molto elevata.

Virality dovrebbe farci capire che il web è soprattutto collaborazione e non competizione. Sul web l’unione fa la forza, perché non ricordare questa lezione anche per la vita reale?

Martina Coscetta

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