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Sono sempre di più in Italia gli adolescenti ed i giovani adulti che all’improvviso si isolano dalla vita sociale e rimangono chiusi al sicuro nella propria camera da letto, per mesi o anni, tagliando i ponti con il mondo esterno. In Giappone vengono chiamati “Hikikomori”, termine che letteralmente significa “isolarsi”, “mettersi in disparte”. Stiamo parlando di giovani, tra i 17 e i 39 anni, che decidono di auto-escludersi dalla vita vivendo come eremiti nella propria stanza davanti ad un pc e rifiutando qualsiasi contatto sociale.

Ma cosa spinge questi giovani a fuggire dalla vita e vivere in una bolla di solitudine? Non è solo la dipendenza sempre più forte da Internet; alla base della “chiusura” di un Hikikomori troviamo un senso molto profondo di vergogna di sé. Si comincia tagliando i rapporti con amici e parenti, finendo per chiudersi sempre di più in se stessi, rifugiandosi nel mondo virtuale dove non ci si sente giudicati, ma protetti. Inoltre la tendenza a dormire di giorno ribaltando i propri ritmi naturali e, di conseguenza, l’abbandono della scuola non fanno altro che amplificarne l’isolamento.  La cosa sorprendente è che non si tratta di un disturbo mentale o di depressione, ma di un fenomeno, di un vero e proprio stile di vita che coinvolge tantissime persone nel mondo.

Non sappiamo con precisione quanti Hikikomori ci siano in Italia, le stime parlano di 20 o 30 mila casi ma potrebbero essere di più. Essendo un fenomeno relativamente recente, ad oggi non esiste ancora una cura specifica: un supporto psicologico può essere utile ma il ritorno sociale non è affatto scontato. La famiglia ricopre un ruolo fondamentale nel processo di aiuto, ma deve essere disposta a mettersi in totale discussione e a “riformarsi”. Un aiuto ai genitori che hanno un figlio in questa condizione viene fornito da Hikikomori Italia, la prima community italiana sul fenomeno, la quale dà la possibilità di potersi informare, di capire che non si è i soli ad affrontare questa situazione, mettendo a disposizione diversi strumenti gratuiti per i suoi membri, come ad esempio una chat dedicata ai ragazzi Hikikomori, un gruppo Facebook pensato per i genitori che vogliono condividere la propria esperienza ed offrirsi sostegno reciproco ed un Forum dove poter raccontare la propria storia di reclusione senza filtri. Infine, è stata aperta anche una pagina Facebook per tutti coloro che vogliono rimanere aggiornati sull’argomento, finalizzata a sensibilizzare e tentare di accendere una riflessione critica sul fenomeno.

Barbara Massacci

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