CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn

Alle soglie del 2020, ci si capacita di un’esistenza sempre più frenetica, più selvaggia e sempre più alla ricerca di qualcosa che ci sfugge tra le mani. Si ha costantemente meno tempo a disposizione per fare quello che si ama fare, anzi, si tende ad associare le continue attività giornaliere (pulizie, ristorazione, lavoro, order & delivery…) a vari device, smartphone, tablet, pc, mac, etc.

Si capisce come inevitabilmente il computer sia un’appendice dell’uomo che lo aiuta nelle più disparate attività e che, in casi non molto straordinari, lo sostituisca. Potremmo dire con ridondanza che il computer sia a sostegno dell’uomo e che lo supporti in alcuni processi di sviluppo, ma non il contrario.

E se invece fosse l’opposto?

Cosa succederebbe se fosse l’intelligenza umana ad aiutare quella artificiale?

Una risposta inclusiva a questo interrogativo è contenuta nelle varie App che stanno spopolando nel mondo.

Oggi, la mia attenzione è stata rapita da Userbot S.r.l., una start up italiana capace di coniugare intelligenza umana da una parte, a quella artificiale dall’altra, ed implementare il settore dei big data attraverso l’applicazione del costumer service.

L’App nostrana offre un Servizio Clienti efficiente e semplice da integrare e garantisce il 100% della riuscita attraverso il deep learning.

Userbot S.r.l. ha fatto della tecnologia la sua natura visto che coniuga un sistema di customer service altamente tecnologico tutelato da tecnici specialisti, coadiuvati dall’intelligenza artificiale proprietaria ed in fase di brevettazione.

Nello specifico, una volta scaricata l’App comincia la customer interaction:

I FASE: il cliente pone domande, dubbi ed interrogazioni al suo device in relazione all’ambito che ha scelto di supportare, che sia il lavoro, gli acquisti e-commerce, oppure una qualsivoglia problematica, etc.;

II FASE: dall’altra parte dello schermo ci sono persone che gestiscono manualmente le interrogazioni alle quali non si è data risposta precedentemente; in questa fase di riscontro, si fornisce la soluzione più opportuna all’argomentazione esposta nella domanda del cliente;

III FASE: qualora si andassero a domandare al sistema dei chiarimenti in merito ad una determinata situazione, risponderebbe, in prima persona, il computer che ha analizzato quel messaggio già in precedenza (o un suo similare).

Il filone da seguire potrebbe sembrare farraginoso ed ostico, ma è solo in apparenza un concetto astruso da comprendere.

 

 

 

Il cliente domanda, il computer risponde: laddove il computer non trovasse nel suo archivio una risposta adeguata al caso evidenziato dal cliente, subentra il tecnico specialista per risolvere il problema. In questo modo il bot incamera la nuova risposta immessa dal tecnico e la metabolizza, servendosene per una stessa interrogazione futura.

Il machine learning ha cominciato ad operare, l’automatismo delle risposte frequenti a procedere e l’universo uomo-robot a cooperare congiuntamente.

CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn