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Green Energy Storage (GES) è una tecnologia di batteria a flusso che ha rivoluzionato il mercato dei sistemi di accumulo. Questo perché è la prima ed unica che utilizza come elettroliti una molecola organica: il chinone. Ovvero una sostanza estratta dai vegetali, come il rabarbaro, e dagli scarti di petrolio. Ed è proprio grazie all’impiego di questa soluzione che si rivela ecologica ed efficace: garantisce performance elevate a costi ridotti.

Un vanto italiano a livello mondiale

Nel 2015 GES fa la sua comparsa nel settore dell’energia pulita e delle tecnologie d’avanguardia.  Basata a Trento, sin dall’inizio guarda Oltreoceano. Agli esordi vanta un brevetto rilasciato in collaborazione con l’Università di Harvard. Ma è solo il principio di una serie di partnership con eccellenze italiane e importanti attori del mercato dello storage. Non si è ancora concluso l’anno quando vengono coinvolte la Fondazione Bruno Kessler e l’Università di Tor Vergata. Si aggiungono poi Sorgenia e Romande Energie, il gruppo agrochimico ICL di Tel Aviv e il Centro di ricerca olandese sull’energia DIFFER con un finanziamento pari a 200 mila euro.

Siamo nel 2017 quando GES avvia la sua prima campagna di equity crowdfunding su Mamacrowd, segnando alla chiusura un raccolto record di oltre un 1 milione di euro. Anche il secondo tentativo non è da meno, raggiungendo nel giro di 2 giorni oltre 500 mila euro.

In soli 3 anni Green Energy Storage ha sviluppato e sta commercializzando un prodotto, compiendo un percorso che i principali competitor hanno realizzato in 8-10 anni.

Come funziona

Prima di tutto, bisogna chiarire cosa si intenda con batteria a flusso. Si tratta di un dispositivo di accumulo dove la carica elettrica non è conservata in un solido, come nei normali accumulatori, ma in una soluzione liquida.

Le batterie a flusso finora in commercio utilizzano sali metallici, quali il vanadio o lo zinco, decisamente più costosi, tossici e difficili da smaltire.

La batteria ideata ad Harvard, invece, utilizza composti chimici organici che sono per lo più non tossici, biodegradabili. Dunque eco-friendly. Proprio qui si snoda il punto di forza di GES: nell’aver ideato una batteria che permette di accumulare una capacità elevata di energia elettrica pulita sfruttando la naturale energia delle fonti rinnovabili.

Grazie all’impiego del chinone la batteria presenta le caratteristiche di

  • flessibilità;
  • scalabilità fino ai MegaWatt, che consente di produrre applicazioni che vanno dal domestico di grandi dimensioni sino ai grandi impianti fotovoltaici o eolici;
  • efficienza;
  • basso costo;
  • basso impatto ambientale;
  • ricarica per un numero infinito di volte mantenendo un’alta densità di energia.

Vantaggi

Il mercato dei sistemi di accumulo, a molti poco noto, riveste un’importanza fondamentale nella transazione energetica che l’Italia e il resto del mondo stanno affrontando.  Anche l’Unione Europea si è adoperata al fine di adottare misure di controllo in materia di energia rinnovabile.

GES vi aderisce pienamente, supportando quella che è la politica di decarbonizzazione.  E permette inoltre di risolvere i problemi legati alla diffusione di queste energie pulite. Generalmente inerenti all’intermittenza delle fonti, quali l’eolico o il fotovoltaico.

L’occasione per i giovani di tornare a casa

La rivoluzione di Green Energy Storage non si limita all’innovazione tecnologica. Si è dimostrata anche una pioniera nell’invertire la tendenza riportando a casa i cervelli in fuga. Già 10 ragazzi residenti negli Stati Uniti sono tornati in Italia a lavorare per GES.

Sono i giovani infatti i protagonisti, giovani di talento che credono nelle potenzialità che il progetto dimostra. Aspetto su cui Salvatore Pinto, presidente di GES, insiste molto, dichiarando: “Abbiamo invertito la rotta che per anni l’Italia ha fatto al contrario per cui talenti dagli Stati Uniti si sono uniti alla nostra avventura, li abbiamo riportati in Italia e oggi è su questi giovani che si basa il futuro della nostra società.”

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