In occasione della Festa della mamma è stato lanciato in collaborazione con Starthink Magazine il progetto video “La musica che unisce i ragazzi del mondo – l’Inno alla gioia”, realizzato con i contributi video di 180 ragazzi tra i 5 e i 18 anni di 15 scuole e 4 orchestre di 12 paesi del mondo – Argentina, Estonia, Germania, Groenlandia, Ungheria, Italia, Messico, Panama, Peru, Polonia, Svezia e Venezuela – per la prima volta riuniti nella World Children’s Orchestra (Orchestra dei ragazzi del mondo). Per l’Italia sono state coinvolte le città di Villasanta, Altamura, Roma e Scandicci. L’evento, ideato da Barbara Riccardi – ambasciatrice Global Teacher Prize – è stato patrocinato da UNICEF Italia, Commissione nazionale Italiana UNESCO, Università di Roma Tre – Dipartimento di Scienze della Formazione e Cidim – Comitato Nazionale Italiano Musica.

L’intervista a Milena Gammaitoni, professoressa di Sociologia Generale presso il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università Roma Tre, tra i promotori del progetto.

“Inno alla gioia” dell’Orchestra dei bambini mondiali – World Children’s Orchestra: un concerto che, in tempi di isolamento, travalica i confini, strutturali e nazionali. Come nasce l’idea del progetto?

Studio da molti anni la sociologia delle arti e in particolare la sociologia della musica a livello nazionale e internazionale, dal passato al presente e alla luce non solo delle opere delle artiste e degli artisti, ma anche delle loro storie di vita, spesso indicatori che preannunciano il mutamento sociale.
La creazione della World Children’s Orchestra e la realizzazione di questo video musicale, entrambi frutto di un’idea geniale di Barbara Riccardi, ispirano due livelli di analisi sociologica: in primis il vissuto delle giovani e dei giovani musicisti, di diversi Paesi del mondo, quali motivazioni li hanno spinti ad aderire alla proposta, interpretando l’Inno alla gioia di Beethoven, e in secondo luogo, l’effetto che questo nuovo modo di fare musica ha su di noi, il loro pubblico. In mezzo a questi due livelli di analisi si trovano due sentimenti condivisi: la frustrazione dei musicisti di non poter suonare insieme dal vivo, e quella del pubblico di non poter partecipare dal vivo, dall’altra parte si trova la gioia di un nuovo modo di condividere la musica, una musica che esorcizza la morte, la paura, l’isolamento, la distanza, che permette di identificarsi gli uni negli altri, immaginando un nuovo ritorno alla creazione artistica dal vivo.
Lou Andreas Salomè scriveva: “Lascia che tutto accada, bellezza e terrore”.

Un’esperienza che i ragazzi ricorderanno sicuramente per il carico di emozioni legate al particolare periodo di emergenza; un’esperienza importante e significativa sotto diversi aspetti…

“Chi si affaccia in un tendere perenne, costui lo possiamo salvare” (Goethe, Faust)
Questo video musicale è come un grande mosaico, dalla separazione fisica di ognuno si crea una grandissima opera variopinta e armonica. Queste musiciste e musicisti, con le loro maestre e maestri di musica, ci donano la continuità di una memoria collettiva occidentale legata alla storia e alla creazione dell’Inno alla Gioia, ma ci aprono anche la strada del sogno cosmopolita, l’apertura ad un mondo intuitivo del pre-compreso, che trascende le nazionalità, perché si muove nella sfera del presente e delle emozioni che viaggiano sulle frequenze sonore del brano musicale, e della condizione esistenziale presente, dove prevale il disorientamento, l’incertezza dell’oggi e del domani. La musica non è solo musica, ma è respiro, pausa, silenzio e attesa… di nuova vita.

Colgo l’occasione per ricordare quanto sia indispensabile e preziosa l’esperienza unita all’educazione musicale fin dai primi anni di vita. A prescindere che si diventi un musicista professionista. La famosa filosofa Martha Nussbaum, spiega ai suoi studenti universitari quanto la letteratura può indurre compassione nei lettori mettendoli nella condizione di persone intensamente partecipi delle sofferenze e della cattiva sorte degli altri, perché essi si identificano in modi che evidenziano delle possibilità per se stessi. Dickens nel racconto “Tempi difficili” narra la storia dei piccoli Grandgrind ai quali non viene insegnato ad amare, ma solo a far calcoli matematici. La repressione delle emozioni li conduce da adulti ad emozioni distruttive e irrazionali.

Questo stesso discorso vale per tutte le forme artistiche, e la musica in particolare, che in Italia continua ad essere un sapere elitario, casuale, rimasta bloccata nell’intenzione della riforma scolastica, di molti anni fa, promossa da Luigi Berlinguer, e ancora purtroppo inattuata. Si prevedeva l’insegnamento della musica e di uno strumento musicale fin dalle primarie, svolto da docenti laureati in Conservatorio.

Oggi sappiamo con rigore scientifico, grazie anche ai recenti studi di neurologia e di musicoterapia, che fare e creare musica sviluppa e migliora le capacità emotive e cognitive come l’empatia, la capacità immaginativa, tutte le abilità fisiche, cognitive e psichiche. Soprattutto la musica insieme, come dimostra il metodo di Abreu, El Sistema, agevola la capacità di autoascolto e di ascolto dell’altro, di organizzazione, di concentrazione, di condivisione e di rispetto nel lavoro comune, del rigore nello studio, nell’affermare se stessi capaci di… e nel sentirsi parte di un Tutto collettivo, fino ad affrontare, fin da piccoli, il giudizio altrui nella prova dell’esibizione in pubblico.

La Direttrice D’Orchestra, Elke Mascha Blankemburg, mi disse durante un’intervista che “Persone e musica sono un’unica cosa. La musica d’insieme è la più bella società esistente! Il suono dell’orchestra, i colori, il repertorio, essere uniti in quaranta anime”.

L’azione dell’artista inizia, nella storia europea, a fondare una coscienza collettiva, sviluppando, come sosteneva Emile Durkheim, solidarietà sociale. Oggi, e in particolare in questo video della World Children’s Orchestra si tratta di una nuova solidarietà sociale, che supera la secolarizzazione e promuove l’incontro tra culture diverse. Anzi che generare conflitto questa solidarietà, che potremmo definire di tipo relazionale, genera rispetto per le diversità e integrazione per il raggiungimento di un bene comune, che superi privati egoismi e l’unica visione di interessi personali.
Creare l’esperienza artistica, a qualsiasi livello, dalla composizione all’esecuzione, ci ricorda quando Georg Simmel ai primi del ‘900 indicò l’arte come avventura, costruzione del sé e di una identità del gruppo sociale.
La sensibilità intuitiva dell’artista permetta una maggior lettura del mondo, che per questo riesca anche a prevedere esigenze e modalità di vita e di pensiero non ancora
realizzate compiutamente nella società a lui contemporanea. Per questo motivo qualsiasi artista trascende confini nazionali e condivide una condizione esistenziale comune ai suoi contemporanei. Artiste e artisti sono testimoni-sentinelle, attori sociali collettivi, a volte anticipatori della storia e focolai di coscienze in trasformazione.

Cosa conserveranno i ragazzi di questa esperienza?

Nelle mie interviste alle musiciste e musicisti, quando chiedo qual è il loro ricordo più emozionante legato alla musica, l’80% risponde che risale all’infanzia, alla scoperta e allo stupore per il suono di uno strumento, per aver assistito dal vivo ad un concerto, o per aver semplicemente ascoltato in casa, alla radio, o in altri media, una musica che li ha ispirati e condotti ad un sogno, di poterlo fare anche loro un giorno.
Sono certa che questi giovani ricorderanno l’emozione, la gioia e anche la difficoltà (emotiva e tecnica) di aver suonato l’Inno alla gioia, sapendo di trovarsi in un progetto condiviso con tanti altri Paesi del Mondo, con tanti altri sconosciuti, in quel misto di terrore e bellezza di cui scriveva Salomè.
Sarebbe bello poterli intervistare, fissare le loro emozioni e speranze, in una seconda fase di questo bellissimo progetto di Barbara Riccardi.